La Toscana si fa la sua norma e parte prima con l’eterologa

eterologaLa delibera anticipa le linee guida del Ministero della Salute L’assessore Marroni: «Nessuna fuga in avanti, è un provvedimento ponte per evitare il far west»

La Toscana brucia tutti sul tempo e parte con la fecondazione eterologa, recentemente «rientrata» in Italia dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha delegittimato il divieto del 2004. Il termine indica le tecniche che prevedono l’uso di gameti donati alla coppia di aspiranti genitori con problemi di infertilità. Questa settimana il ministro della Salute Beatrice Lorenzin potrebbe portare in Consiglio dei ministri il decreto legge che stabilisce come dovranno organizzarsi i centri e quali sono le regole da rispettare per uniformare l’attività. Martedì va in Commissione affari sociali della Camera per tracciare il suo disegno, frutto di un lavoro consultivo con una commissione di addetti ai lavori. La Regione presieduta da Enrico Rossi però ha deciso con una delibera approvata lunedì di non aspettare. Alle ventidue cliniche pubbliche e private di procreazione medicalmente assistita basterà dunque presentare un’autocertificazione dove dichiarano di essere organizzate per avviare la nuova attività. «Non è una fuga in avanti – chiarisce l’assessore Luigi Marroni -. È un provvedimento ponte in attesa delle indicazioni nazionali che giudichiamo necessarie. Vogliamo però evitare il far west locale, piccole e grandi speculazioni. Da noi si fanno circa settemila cicli di trattamento all’anno».

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